Sembrava tutto grigioverde

Benvenuti nella galleria di "Fammi memoria", la Grande Guerra dei bergamaschi dagli archivi di famiglia

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ZILIOLI Riccardo 060

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Nella neve.
Il fronte dell'Adamello si sviluppava a quote montane molto elevate e in condizioni fisiche, ambientali e meteorologiche fino ad allora ritenute impossibili e inavvicinabili per l'uomo. Molto presto infatti, in Adamello e sulle Dolomiti, al tradizionale nemico a si aggiunse un pressoché invincibile “contendente”: la morte bianca, vale a dire il costante pericolo di assideramento e, in generale, di morte per le impervie condizioni di vita imposte ai combattenti in alta quota.
La lotta contro il maltempo e le tormente, il freddo e gli assideramenti diventò molto spesso più importante della lotta stessa contro il nemico. Soprattutto in inverno e alle quote più alte i combattimenti cessavano quasi del tutto e i soldati erano impegnati allo spasimo a difendersi dalla neve, a cercare di mantenere i collegamenti con il fondovalle per avere i rifornimenti di cibo e di legna per riscaldarsi, e a tenere le trincee sgombre. L'inverno fra il 1916 e il 1917, oltretutto, per sfortuna dei combattenti, fu tra i più freddi e nevosi del secolo e anche se i due eserciti si erano organizzati per resistere alle alte quote con la costruzione di baracche, di ricoveri, di caverne nella roccia e di decine di chilometri di teleferiche per i rifornimenti, la vita divenne lo stesso quasi impossibile.